domenica 21 febbraio 2010

E questo e' il mio vino.....

In qualitá di residenti é possible ottenere una “licenza” o libretto per l’acquisto personale di Alchool. Eh si, non dobbiamo rinunciuare all’alcohol per vivere in paradiso. Ovviamente noi ce l’abbiamo.
Ogni mese disponiamo di un “budget” allocato in base al salario e scelta personale che ci permette di rifornire la nostra “cantina” (un angolo della sala da pranzo!)

Cosi’ recentemente S. ha fatto il solito viaggetto all’enoteca locale.

Di ritorno tra le varie bottiglie ne sfoggiava una di vino Italiano da lui descritto come piuttosto economico: “voglio provarlo” mi ha detto con entusiasmo (probabilmente pensando che si trattasse di un raro tesoro).

Ho buttato l’occhio sull’etichetta della bottiglia e sono scoppiata a ridere.





Ma che ve lo dico a fare? Non mandate il marito Inglese ad acquistare vino Italiano.

Praticamente é marsala. Lo uso per cucinare, andro' all'inferno?

lunedì 1 febbraio 2010

Sicurezza sul lavoro...

Pubblico la foto del giorno. Non ha bisogno di molte spiegazioni. E’ la scenetta che mi sono ritrovata davanti buttando lo sguardo su un cantiere per la costruzione di una villa in loco. Scene purtroppo non infrequenti.


Nel caso non fosse proprio chiaro dalla foto ecco i dettagli di quello che é ritratto:
  • Vedete un manovale fare delle acrobazie a circa 20 metri da terra allungandosi al di lá dell’impalcatura per proteggere una finestra in fase di verniciatura
  • Suddetto uomo non solo non indossa nessun tipo di scarpa con punta in ferro, é addirittura scalzo! Oggi invece l’ho visto sulla stessa impalcatura in ciabatte da mare (non scherzo)
  • Ogni piano dell’impalcatura consiste di una singola palanca sbilenca su cui gli operai si bilanciano come scimmie mentre le mani sono impegnate dagli arnesi
  • Gli operai salgono e scendono di livello arrampicandosi sullo scheletro di ferro
  • L’elmetto protettivo, se mai provvisto, é stato probabilmente adibito a cestino del pane tuttavia notare la cura e attenzione poste nell'abbinare il copricapo per la protezione dal sole con l'arancione della magliettina.
Non ho parole.

domenica 24 gennaio 2010

Il 2010

Questo mese e’ stato piuttosto calmo sul fronte del lavoro ma in compenso le attivitá mondane e altri impegni si sono moltiplicati.

Tra le ultime novitá si aggiungono i miei ultimi progetti di studio (si finalmente mi rimetto sui libri dopo parcchio ponderare). Avevo fatto domanda ad un corso di studi a distanza con la University of London alla fine della scorsa estate. Dopo aver impiegato uno sforzo incredibile per far recapitare tutta la documentazione ed aver aspettato mesi per la loro delibera per sapere se mi avrebbero riservato un posto mi hanno risposto con una deludente offerta condizionata all’acquisizione di una qualifica di matematica dal curriculum di istruzione britannico che avrebbe aggiunto un altro anno di ritardo prima dell’inizio del vero e proprio curriculum accademico. Leggermente scoraggiata ma pur sempre testarda ho fatto quindi ulteriori ricerche e ho finito per far domanda all’Universitá di Portsmouth che finalmente mi ha fatto un’offerta senza condizioni speciali e che, riconoscendo i miei studi precedenti mi da la possibilitá di completare la mia laurea in Computer e Sistemi Informatici nel giro di 2 anni.

Cosí dai primi di Febbraio mi ritroveró ingolfata tra libri, lezioni online, esami (al British Council locale) e spese universitarie proibitive... Purtroppo fare il corso al di fuori dell’Unione Europea ha i suoi svantaggi economici; d’altro canto peró avró la possibilitá di seguire le mie lezioni dal mio laptop nella tranquillitá del mio giardino o di studiare quei tomi pieni di equazioni e diavolerie informatiche accarezzata dalla leggera brezza marina... anche in pieno inverno.
Sto giá vendo problemi tecnici con la formalizzazione della mia iscrizione online quindi staremo a vedere..

Tra gli altri progetti c’é anche un corso di apnea la cui data purtroppo é in perfetta collisione con l’inizio del programma universitario (ma che cavolo ne sapevo io quando mi sono iscritta?), quindi iniziamo proprio bene. Dal 4 al 12 Febbraio saremo ad Abu Dhabi per il suddetto corso che ci vedrá ficcare la faccia sott’acqua e trattenere il respiro il piú a lungo possibile, nuotare il piú distante possibile alimentati da una sola boccata d’aria e raggiungere profonditá di 16 metri per la certificazione AIDA due stelle e 24 metri per i tre stelle sempre con una sola boccata d’aria. Ancora non ho capito come ci riusciró ma sono curiosa di vedere che tecniche mi insegneranno per superare il mio attuale “record” di trattenuta respiro di 45 secondi sul divano di casa e 40 secondi con la testa sommersa nelle fredde acque marine del periodo invernale (ridotti a miseri 15 secondi se mi agito senza grazia per toccare il fondo di appena 2 metri!). Certo che ne ho di strada da percorrere ma in compenso mi ritroveró con un paio di fighissime pinne infinite.

Un altro progetto del mese entrante invece, che tuttavia non é ancora confermato perché ci serve un altro pazzo partecipante, vedrá calarci nelle viscere di una montagna giú per un centinaio di metri previo adderstramento e test fisico a cui ci sottorporrá la compagnia organizzatrice del tutto...

Tra le altre cose questa settimana siamo anche stati ad un workshop di scrittura creativa (riusciró mai a cimentare il mio sogno da bambina e sfornare un libro?), ho iniziato a fare Hatha Yoga 3 volte a settimana (che mi rilassa molto) e ogni tanto quando ho tempo a casa mi diletto con nuove invenzioni culinarie.

Naturalmente essendo inverno gli appuntamenti sociali, feste e cene varie si moltiplicano.

Ah e stasera iniziamo lezioni di Salsa e danze latino americane.

Insomma tra hobby, sogni da rincorrere e nuove sfide, ci teniamo piuttosto impegnati e ogni tanto trovo anche un pó di tempo per lavorare.

sabato 9 gennaio 2010

36 ore a Dubai

Salta  in auto, guida verso nord – nord ovest per circa 4 ore – 4 ore e ½ e ti ritrovi in questo groviglio di grattacieli (tra cui si enumera il grattacielo piu’ alto del mondo aperto la settimana scorsa), edifici in costruzione, centri commerciali che richiedono un livello di fitness non indifferente per essere esplorati, acquari sproporzionatamente grandi tra cui uno contenente uno squalo balena (!!?!), piste da sci all’interno di centri commerciali; chi piu’ ne ha piu’ ne metta: insomma siamo arrivati a Dubai per il weekend.

Si Dubai é cosi’, la citta’ delle meraviglie dove tutto é possibile (o almeno lo era fino alla recente batosta economica che l’ha vista svendersi meta’ del capitale per risollevarsi dall’orlo della bancarotta...). Eppure nonostante le difficolta’ economiche (che a mio parere l’hanno resa piu’ attraente visto che si e’ svuotata un po’ e si gira meglio in citta’) Dubai e’ proprio divertente.

Non e’ la prima volta che ci andiamo; in realta’ e’ la meta preferita degli expats di Muscat che hanno bisogno di qualche diversivo e di fare un po’ di shopping. Quindi ci si va ogni quache mese a bruciare denari nei mille ristoranti chic e a spendere e spandere negli enormi centri commerciali. Questa volta pero’ é stata un po’ diversa perche’ invece di perderci solamente dietro i negozi abbiamo anche fatto un po’ i turisti.

Il Burj Khalifa (recentemente cosi’ rinominato anche se ancora tutti lo chiamano Burj Dubai, forse dopo l’acquisto di uno degli altri Emirati che hanno aperto le tasche per aiutare la cadente Dubai?), il grattacielo piu’ alto del mondo, ha aperto solo pochi giorni fa cosi’ quella e’ stata una delle nostre mete. Avremo fatto due o tre ore di coda divise in due giorni tra l’acquisto del biglietto e il tragitto per raggiungere gli ascensori che in meno di un minuto ti portano ad oltre 600m di altezza, ma ne e’ valsa la pena. La vista dalla “viewing platform” o dal “at the top” come definita ufficialmente in marketing, e’ spettacolare.

Si parte dal Dubai Mall (credo il centro commerciale piu’ grande di Dubai) adiacente alla torre.

Devo dire che Dubai Mall, con i suoi oltre 1000 negozi e uno spazio commerciale megalitico da avermi procurato un enorme mal di schiena per le ore che ho camminato, e’ uno dei miei preferiti. All’interno c’e anche un acquario sproporzionatamente grande dove si possono anche fare immersioni con gli suqali. Tutto normale, questa e’ Dubai! Cosi’ mentre si passeggia di negozio in negozio se uno si annoia di guardare le vetrine puo’ tirare su il naso e guardare pesci, corallo e subacquei all’interno di quest’enorme vasca di vetro (piu’ volte io e S. passandoci davanti abbiamo ipotetizzato sull’improbabile scena di onde giganti e squali sguazzanti nel caso in cui la vasca dovesse rompersi; uno dei tanti pensieri che sono sicura ha sfiorato la tensta di molti).

All’ora di pranzo e’ ora di fermarsi per riforcillarsi. Questa volta abbiamo scelto un baretto con i tavolini al fresco.. ah le temperature divine di Gennaio! Cosi’ mentre me ne sto beatamente seduta a mangiare una deliziosa quiche porri e formaggio si sente un boato enorme. Ecco qui... forse un attentato? Macché sono le fontane... enromi che hanno iniziato a sparare chissa’ quante tonnellate d’acqua verso il cielo! Spettacolare. Resto seduta a godermi lo spettacolo mentre tutti corrono a fare 10,000 foto (marito incluso!).

Di mattina abbiamo fatto un “salto” sul The Palm (quella serie di isole e penisole artificialmente create a forma di palma sul mare), la forma si vede solo dall’alto ma... ancora una volta é Dubai, bisogna sempre fare le cose diversamente.
Sulla “Palma” ci siamo diretti all’Atlantis, l’enorme hotel architettato a forma di uno dei castelli fantastici di Disney o una cosa cosí. Anche lí c’eravamo giá stati, ma solo al parco marino, con scivoli, piscine e divertimenti vari. Ancora non avevamo visto l’enorme acquario che ospita una marea di pesci e altre creature marine spettacolari e anche ... uno suqlo balena! Un po’ triste devo dire vedere un animale migratore cosi’ grande “in scatola” ma devo dire che la suddetta “scatola” é piuttosto enorme...da permettergli di girare in tondo ad una certa velocitá! Mi dicono che quando cresce lo liberano in mare... hmmm.. non oso immaginare lo stress nel nome del divertimento di migliaia di persone. Vabbeh.. inutile puntare il dito se poi ci vado. Era comunque spettacolare e se aiuta ad entusismare e creare maggiore conoscenza e rispetto del mondo marino da parte della gente ... chissá.

Insomma, questo e molto di piú é stato il nostro weekend a Dubai, una cittá perfetta se presa in piccole dosi. Un pó di distrazione, un barca di soldi che bruciano facilmente di ora in ora, glamour e paillettes, per ritornare ed essere contenti di vivere in questo santuario tranquillo che é la cittadella di Muscat.

mercoledì 16 dicembre 2009

Ancora realtá diverse...

Riprendendo il discorso delle realtá diverse...


Oggi alla SPA conversando con l’estetista Tailandese.

- Io: torni in Tailandia il prossimo anno? Per sempre?
- Lei: non lo so. Chi lo sa. Ho un figlio li.
- Io: oh, un figlio. Quanti anni ha?
- Lei: 10 anni. Non parla.
- Io: non parla?
- Lei: no sta iniziando adesso.

Non mi sa spiegare esattamente con il suo inglese quale sia esattamente il problema. Cerco di immaginare la realtá di questo bambino ma non riesco.

- Io: dev’essere difficile vivere qui con un figlio li.
- Lei: ho anche una figlia di 13 anni. Quando é finita con mio marito sono duvuta venire qui per guadagnare di piú. Li si guadagnano solo 50 Riali. Non bastano.
- Io: 50 Riali al mese? (é l’equivalente di circa 100 Euro)
- Lei: si.

Chissa che pensavo, al giorno?

Parla di circa 200 Riali al mese. Capisco che é quello che piú o meno guadagna qui, cosí una parte la puó spedire a casa alla famiglia, una parte la usa per ripagare il costoso visto che ha pagato allo sponsor per il privilegio di un impiego qui e una minuscola parte per vivere qui. É qui da 3 anni. Non é la prima persona del continente sud asiatico con cui scambio questo tipo di conversazione e non é la sola in questo tipo di situazione.
Ieri, parlando con un’altra persona esce fuori questa storia che preferisco mantenere anonima.

Ero con un’amica quando scopre un paio di chiamate perse. Mi confida che era la ragazza delle pulizie (X). Si sorprende perché non é il suo normale giorno di lavoro. Immaginando che sia successo qualcosa la mia amica (Y) ritorna la chiamata davanti a me chiedendosi che cosa possa esser successo.

- X: pronto Signora.
- Y: Ciao come va? Ho visto solo ora la tua chiamata.
- X: Signora (col tempo ci si abituata a sentirsi chiamare cosí da chicchessia che s’improvvisi personale di servizio); Ho un problema.
- Y: Si, ti ascolto.
- X: Mio padre é morto nel mio paese.
- Y: Oh mi dispiace....
- X: Non andró nel mio paese ma ho un problema. (Pausa). Ho bisogno di soldi..
- Y: ... silenzio (questa ancora non le era capitata)
- X: ho bisogno di un prestito
- Y: di che cifra stiamo parlando?
- X: (esita un pó) 150 Riali. Se me li puó anticipare. Io continueró a lavorare...
- Y: (Esita) OK. Ci devo pensare. Ti richiamo piú tardi.

“Questa é proprio difficile” mi dice. “La conosco da appena un mese, arrivata in sostituzione della tizia precedente che é tornata nel suo paese”.

Vuole crederle ma ci sono una marea di persone qui in situazioni difficili, a volte con l’acqua alla gola, strozzinate da presunti datori di lavoro che hanno procurato loro un visto piú o meno illegale a costi per loro proibitivi e sottraendo loro il passaporto affinché non spariscano senza pagare.

Piú tardi le manda un messaggio dicendo che ne parleranno insieme il giorno dopo, quando sará a casa.

Oggi le ha anticipato il pagamento di questo mese ma si é fermata li. Ha fatto un paio di domande sul decesso e a cosa servissero i soldi visto che non puó partire per i funerali (solito problema con i visti e passaporto sottratto fino al ripagamento dei “debiti”).

Si confida con me e mi dice: “Queste sono situazioni difficili. La coscienza morde ma le truffe piú grandi purtroppo si fondano sul buon cuore delle persone”. Dopo di che aggiunge: “Poi quando ci penso mi rendo conto che stiamo giá prendendo un numero di rischi solamente nel darle un lavoro”.

Ancora realtá diverse...

lunedì 7 dicembre 2009

Realta' diverse

Avrete notato gli aggiornamenti sporadici del blog in Italiano ma comincio a dubitare se sia il caso di continuare ad aggiornarlo.

Il problema e’ che tenere il blog aggiornato prende un po’ di tempo e farlo sia in Inglese che in Italiano ancora di piu’. Aggiungi il fatto che dalle statistiche non mi sembra ci siano molti abbonati alla versione Italiana ed ecco che l’ispirazione se n’é bella che andata.
Visto gli aggiornamenti sporadici vi consiglio una cosa: iscrivetevi agli RSS. E’ un sistema di monitoraggio che vi allerta con un’email quando un nuovo articolo e’ stato pubblicato sul blog: vi salva dal fare avanti e indietro per vedere se c’e qualcosa di nuovo.

Per inscrivervi basta che cliccate sul link qui a sinistra intitolato “Iscriviti a” e cliccate su “post” dopo di che scegliete il metodo che e’ piu’ conveniente per voi (google o yahoo se avete un conto su questi oppure Atom Feeds). Vedete un po’ voi. Questo é solo un consiglio.

Passando ad altro. Recentemente meditavo sullo stile di vita che conduciamo qui in medio oriente e proprio ieri nel notare un bar stiloso negli Stati Uniti in TV mi sono resa conto di come sia diversa la vita nel mondo occidentale.
O meglio l’ho sempre saputo ma improvvisamente mi sono resa conto di COME la nostra vita sia completamente diversa rispetto a quella che conducevamo poco piu’ di un anno fa e di come ci siamo assuefatti a questa esistenza. Se ripenso alla vita che conducevamo a Londra mi rendo conto che e’ cosi’ rimossa dalla realta’ in cui viviamo oggi; eppure, mentre un anno fa appena arrivati tutto era novita’ e avventura adesso tutto mi sembra normale, sa molto di casa.
Ed é questa sensazione che mi spaventa un po’ perché quando mi soffermo a pensarci in realtá mi rendo conto che non é per niente “normale” ma mi ci sto attaccando con tutta l’anima e se domani qualcuno dovesse venire e dirmi “buongiorno, il sogno é finito, si torna alla realtá” farei una fatica incredibile a riabituarmi.

Mi riferisco a cose del tipo:
  • vivere 365 giorni l’anno in magliettina e calzoncini
  • non avere la necessitá di lavorare (se non per passare il tempo) mentre le fortune continuano ad accumularsi (esentasse) su un conto in banca (ok la mia e’ una posizione piuttosto privilegiata)
  • non doversi preoccupare di pulire la casa o lavare la macchina
  • non sentirsi obbligati a rimettere il carrello a posto all’entrata del supermercato, anzi addirittura sentirsi a posto con la coscienza nel non farlo, perché per lo meno assicura il lavoro a qualcuno

Sembrano stupidaggini ma quando ti ci abitui...

OK scherzi a parte ci sono alcuni punti su cui riflettere; e il solo atto di rifletterci suppongo che significhi che non abbia totalmente perso la mia sanitá mentale.

Una circolare dal lavoro di S. ieri mi ha fatto riflettere su un altro punto importante. Mi rendo conto che su un numero di fronti (piú per una questione pratica che per altro) la vita degli emigrati quí é spesso vissuta ai margini della legalitá per motivi che considereremmo piccolezze o a causa di situazioni che non si presenterebbero in occidente e che non mi metto a spiegare qui per ovvie ragioni.

Mi rendo conto che in realta’ si é in molti sulla stessa barca ma in qualche modo questa consapevolezza mi ricorda che vivere qui non e’ una condizione garantita e che il permesso di soggiornare nel “paese delle meraviglie” puó essere ritirato in men che non si dica, con o senza motivazioni eclatanti.

Insomma viviamo in una bolla di sapone ed é incredibile in quanti, per il privilegio di vivere in questa bolla, siamo disposti ad accettare una serie di compromessi che ovviamente non pesano eccessivamente sulle nostre esistenze (quelli a cui pesa se ne vanno ... lamentandosi estensivamente e inutilmente perché non riescono ad accettare il fatto che per godersi tutto il resto é necessario cedere a quei compromessi, non ultimo la rinuncia al concetto di giustizia come lo concepiamo noi; non per dire che in occidente funzioni meglio a livello pratico; ma questo é un altro argomento).

Riflettendoci mi rendo conto che il motivo x cui i compromessi sono accettabili per molti é che la maggior parte delle regole e restrizioni non sono poi esercitate in maniera troppo rigida e per questo motivo un gran numero di occidentali che vivono qui, nonostante le regole peculiari, si ritrovano a farla franca su un numero di fronti (entro certi limiti che vanno ponderati).

Se il concetto vi sembra strano provate a pensare che stiamo parlando di un paese dove ti mettono dentro se passi col rosso, se guidi sulla corsia d’emergenza per snobbare il traffico o se alzi il dito per far presente all’idiota dell’auto affianco cosa ne pensi di lui (o di lei) quando ti taglia la strada facendoti rischiare la vita (immaginate che prigioni strapiene ci sarebbero nel nostro paese??). Un paese dove telefoni, giornali, tv, internet e altri media sono debitamente filtrati e in qualche modo (a volte anche in maniera convenientemente poco efficiente) censurati. Un paese dove é illegale usare walkie talkie (?), parlare su Skype (apparentemente il mese scorso hanno arrestano qualche centinaio di persone proprio per questo) o trasportare sostanze alcoliche in giro se non per portarle dal negozio in cui sono state comprate fino a casa...

Immagino che se improvvisamente le cose dovessero cambiare e tutto dovesse diventare piú rigido ci sarebbere un esodo incredibile. Per il momento é possibile adattarsi e chiudere un occhio o due...

Questo é quello che intendo quando penso alla realtá bizzarra in cui viviamo e a come sia surreale che nonstante ció la vita di tutti i giorni mi sembri in fondo cosí incredibilmente... “normale”. É il lavoro silenzioso dello “spirito di adattamento”; il frutto di un raccolto concimato con una vita all’estero.
***

venerdì 6 novembre 2009

La dea bendata

Parliamo di fotuna.

In alcuni dei libri lavacervello che leggo di tanto in tanto si dice che il reputarsi fortunati sia un modo per attrarre la fortuna. Non so se sia vero, difficile provarlo, anche perche’ non solo bisogna veramente crederlo ma immagino che per credere di essere fortunati bisogna anche averla questa fortuna. Insomma un circolo vizioso. Ricordo ancora quando ero bambina e sembravo sempre trovare qualcosa per strada. Una volta durante una delle gite domenicali in montagna scendendo dalla macchina trovai una catenina d’oro persa da qualche sventurato.

Non so se definirla effettivamente fortuna o “common sense” come lo chiamano gli inglesi, ma mio padre esclamo’ che se la catenina era li, le probabilita’ di trovare qualche ciondolo di sorta erano piuttosto elevate. Dopo pochi minuti di ricerca il ciondolo d’oro brillava tra le mie dita. Da allora la targetta “fortunata” mi e’ stata applicata, come dire? ... sul posteriore. Nel corso degli anni ho rincorso banconote per strada, orecchini, anelli, portafogli.

Forse piu’ che una questione di fortuna sara’ che guardo dove metto i piedi; ma col tempo mi sono convinta d’esser fortunata. In realta’ il fatto che la maggior parte della mia fortuna sia a scapito d’altri non mi entusiasma, quindi quando si tratta di cose trovate, fintanto che sia possibile, cerco sempre in qualche modo di ricongiungere l’oggetto trovato con lo sventurato proprietario; e’ una questione di carma, coscienza e convinzione che tanto “what goes around comes around”.

Tra le cose che ho trovato e per cui ho favorito il ricongiungimento con il proprietario si contano anche un orologio Tiffany nuovo di zecca dentro un pacchetto regalo dimenticato in un cinema e un protafogli con 80 sterline in contanti trovato per strada con un amico... roba di anni fa.

Con il tempo sembra che la fortuna, intesa come oggetti di valore trovati per strada, manna che cade dal cielo o vincite a casaccio abbia preso altre forme. Come dire, non ho esattamente mai vinto somme da capogiro all’enalotto o al totocalcio ma se devo essere sincera la mia vita al momento e’ un po’ come se abbia sbancato all’enalotto. La vita e’ piuttosto generosa con me, ne sono consapevole e mi guardo bene dal prenderne anche un solo minuto per scontato.

Ma cosa sara’ mai la fortuna? Sinceramente penso che sia un concetto profondamente soggettivo. Dopotutto ci si puo’ ritenere fortunati in relazione ad una serie di motovi che per altri forse non hanno nessun valore. Dopotutto non e’ improbabile che qualcuno dichiari "fortuna" quando qualcosa in principio andata storta abbia poi portato esiti positivi su altri fronti. Insomma a volte e’ solo una questione di prospettiva. E forse e’ da qui che nasce il concetto che il credersi fortunati porti fortuna... chi si crede fortunato tende ad avere un approccio piu’ positivo nell’analisi degli eventi che si susseguno nell’arco di una giornata... o di un’esistenza.


A proposito viene in mente una frase letta anni fa di cui non ricordo la provenienza: “due uomini guardano attraverso lo stesso spiraglio. Uno vede il fango, l’altro le stelle..” credo che riassuma perfettamente il concetto.

Ci sono casi tuttavia quando il concetto di fortuna e’ forse riconosciuto e accettato universalmente. Pensavo che ormai questo tipo di eventi fossero cose del passato per me ma sembrerebbe proprio di no.

Il mio esempio piu’ recente risale a qualche giorno fa, durante una delle mie frequenti immersioni di subacquea. Sul fondale marino, in poco piu’ di 10 metri d’acqua questa volta e’ stato il mare a farmi un nuovo dono.