lunedì 8 marzo 2010
Al Khaluf - traversata del deserto e dune bianchissime
domenica 21 febbraio 2010
E questo e' il mio vino.....
Ogni mese disponiamo di un “budget” allocato in base al salario e scelta personale che ci permette di rifornire la nostra “cantina” (un angolo della sala da pranzo!)
Cosi’ recentemente S. ha fatto il solito viaggetto all’enoteca locale.
Di ritorno tra le varie bottiglie ne sfoggiava una di vino Italiano da lui descritto come piuttosto economico: “voglio provarlo” mi ha detto con entusiasmo (probabilmente pensando che si trattasse di un raro tesoro).
Ho buttato l’occhio sull’etichetta della bottiglia e sono scoppiata a ridere.
Ma che ve lo dico a fare? Non mandate il marito Inglese ad acquistare vino Italiano.
Praticamente é marsala. Lo uso per cucinare, andro' all'inferno?
lunedì 1 febbraio 2010
Sicurezza sul lavoro...
Nel caso non fosse proprio chiaro dalla foto ecco i dettagli di quello che é ritratto:
- Vedete un manovale fare delle acrobazie a circa 20 metri da terra allungandosi al di lá dell’impalcatura per proteggere una finestra in fase di verniciatura
- Suddetto uomo non solo non indossa nessun tipo di scarpa con punta in ferro, é addirittura scalzo! Oggi invece l’ho visto sulla stessa impalcatura in ciabatte da mare (non scherzo)
- Ogni piano dell’impalcatura consiste di una singola palanca sbilenca su cui gli operai si bilanciano come scimmie mentre le mani sono impegnate dagli arnesi
- Gli operai salgono e scendono di livello arrampicandosi sullo scheletro di ferro
- L’elmetto protettivo, se mai provvisto, é stato probabilmente adibito a cestino del pane tuttavia notare la cura e attenzione poste nell'abbinare il copricapo per la protezione dal sole con l'arancione della magliettina.
domenica 24 gennaio 2010
Il 2010
Tra le ultime novitá si aggiungono i miei ultimi progetti di studio (si finalmente mi rimetto sui libri dopo parcchio ponderare). Avevo fatto domanda ad un corso di studi a distanza con la University of London alla fine della scorsa estate. Dopo aver impiegato uno sforzo incredibile per far recapitare tutta la documentazione ed aver aspettato mesi per la loro delibera per sapere se mi avrebbero riservato un posto mi hanno risposto con una deludente offerta condizionata all’acquisizione di una qualifica di matematica dal curriculum di istruzione britannico che avrebbe aggiunto un altro anno di ritardo prima dell’inizio del vero e proprio curriculum accademico. Leggermente scoraggiata ma pur sempre testarda ho fatto quindi ulteriori ricerche e ho finito per far domanda all’Universitá di Portsmouth che finalmente mi ha fatto un’offerta senza condizioni speciali e che, riconoscendo i miei studi precedenti mi da la possibilitá di completare la mia laurea in Computer e Sistemi Informatici nel giro di 2 anni.
Cosí dai primi di Febbraio mi ritroveró ingolfata tra libri, lezioni online, esami (al British Council locale) e spese universitarie proibitive... Purtroppo fare il corso al di fuori dell’Unione Europea ha i suoi svantaggi economici; d’altro canto peró avró la possibilitá di seguire le mie lezioni dal mio laptop nella tranquillitá del mio giardino o di studiare quei tomi pieni di equazioni e diavolerie informatiche accarezzata dalla leggera brezza marina... anche in pieno inverno.
Sto giá vendo problemi tecnici con la formalizzazione della mia iscrizione online quindi staremo a vedere..
Tra gli altri progetti c’é anche un corso di apnea la cui data purtroppo é in perfetta collisione con l’inizio del programma universitario (ma che cavolo ne sapevo io quando mi sono iscritta?), quindi iniziamo proprio bene. Dal 4 al 12 Febbraio saremo ad Abu Dhabi per il suddetto corso che ci vedrá ficcare la faccia sott’acqua e trattenere il respiro il piú a lungo possibile, nuotare il piú distante possibile alimentati da una sola boccata d’aria e raggiungere profonditá di 16 metri per la certificazione AIDA due stelle e 24 metri per i tre stelle sempre con una sola boccata d’aria. Ancora non ho capito come ci riusciró ma sono curiosa di vedere che tecniche mi insegneranno per superare il mio attuale “record” di trattenuta respiro di 45 secondi sul divano di casa e 40 secondi con la testa sommersa nelle fredde acque marine del periodo invernale (ridotti a miseri 15 secondi se mi agito senza grazia per toccare il fondo di appena 2 metri!). Certo che ne ho di strada da percorrere ma in compenso mi ritroveró con un paio di fighissime pinne infinite.
Un altro progetto del mese entrante invece, che tuttavia non é ancora confermato perché ci serve un altro pazzo partecipante, vedrá calarci nelle viscere di una montagna giú per un centinaio di metri previo adderstramento e test fisico a cui ci sottorporrá la compagnia organizzatrice del tutto...
Tra le altre cose questa settimana siamo anche stati ad un workshop di scrittura creativa (riusciró mai a cimentare il mio sogno da bambina e sfornare un libro?), ho iniziato a fare Hatha Yoga 3 volte a settimana (che mi rilassa molto) e ogni tanto quando ho tempo a casa mi diletto con nuove invenzioni culinarie.
Naturalmente essendo inverno gli appuntamenti sociali, feste e cene varie si moltiplicano.
Ah e stasera iniziamo lezioni di Salsa e danze latino americane.
Insomma tra hobby, sogni da rincorrere e nuove sfide, ci teniamo piuttosto impegnati e ogni tanto trovo anche un pó di tempo per lavorare.
sabato 9 gennaio 2010
36 ore a Dubai
Si Dubai é cosi’, la citta’ delle meraviglie dove tutto é possibile (o almeno lo era fino alla recente batosta economica che l’ha vista svendersi meta’ del capitale per risollevarsi dall’orlo della bancarotta...). Eppure nonostante le difficolta’ economiche (che a mio parere l’hanno resa piu’ attraente visto che si e’ svuotata un po’ e si gira meglio in citta’) Dubai e’ proprio divertente.
Non e’ la prima volta che ci andiamo; in realta’ e’ la meta preferita degli expats di Muscat che hanno bisogno di qualche diversivo e di fare un po’ di shopping. Quindi ci si va ogni quache mese a bruciare denari nei mille ristoranti chic e a spendere e spandere negli enormi centri commerciali. Questa volta pero’ é stata un po’ diversa perche’ invece di perderci solamente dietro i negozi abbiamo anche fatto un po’ i turisti.
Il Burj Khalifa (recentemente cosi’ rinominato anche se ancora tutti lo chiamano Burj Dubai, forse dopo l’acquisto di uno degli altri Emirati che hanno aperto le tasche per aiutare la cadente Dubai?), il grattacielo piu’ alto del mondo, ha aperto solo pochi giorni fa cosi’ quella e’ stata una delle nostre mete. Avremo fatto due o tre ore di coda divise in due giorni tra l’acquisto del biglietto e il tragitto per raggiungere gli ascensori che in meno di un minuto ti portano ad oltre 600m di altezza, ma ne e’ valsa la pena. La vista dalla “viewing platform” o dal “at the top” come definita ufficialmente in marketing, e’ spettacolare. Si parte dal Dubai Mall (credo il centro commerciale piu’ grande di Dubai) adiacente alla torre.
Devo dire che Dubai Mall, con i suoi oltre 1000 negozi e uno spazio commerciale megalitico da avermi procurato un enorme mal di schiena per le ore che ho camminato, e’ uno dei miei preferiti. All’interno c’e anche un acquario sproporzionatamente grande dove si possono anche fare immersioni con gli suqali. Tutto normale, questa e’ Dubai! Cosi’ mentre si passeggia di negozio in negozio se uno si annoia di guardare le vetrine puo’ tirare su il naso e guardare pesci, corallo e subacquei all’interno di quest’enorme vasca di vetro (piu’ volte io e S. passandoci davanti abbiamo ipotetizzato sull’improbabile scena di onde giganti e squali sguazzanti nel caso in cui la vasca dovesse rompersi; uno dei tanti pensieri che sono sicura ha sfiorato la tensta di molti).
All’ora di pranzo e’ ora di fermarsi per riforcillarsi. Questa volta abbiamo scelto un baretto con i tavolini al fresco.. ah le temperature divine di Gennaio! Cosi’ mentre me ne sto beatamente seduta a mangiare una deliziosa quiche porri e formaggio si sente un boato enorme. Ecco qui... forse un attentato? Macché sono le fontane... enromi che hanno iniziato a sparare chissa’ quante tonnellate d’acqua verso il cielo! Spettacolare. Resto seduta a godermi lo spettacolo mentre tutti corrono a fare 10,000 foto (marito incluso!). Di mattina abbiamo fatto un “salto” sul The Palm (quella serie di isole e penisole artificialmente create a forma di palma sul mare), la forma si vede solo dall’alto ma... ancora una volta é Dubai, bisogna sempre fare le cose diversamente.
Sulla “Palma” ci siamo diretti all’Atlantis, l’enorme hotel architettato a forma di uno dei castelli fantastici di Disney o una cosa cosí. Anche lí c’eravamo giá stati, ma solo al parco marino, con scivoli, piscine e divertimenti vari. Ancora non avevamo visto l’enorme acquario che ospita una marea di pesci e altre creature marine spettacolari e anche ... uno suqlo balena! Un po’ triste devo dire vedere un animale migratore cosi’ grande “in scatola” ma devo dire che la suddetta “scatola” é piuttosto enorme...da permettergli di girare in tondo ad una certa velocitá! Mi dicono che quando cresce lo liberano in mare... hmmm.. non oso immaginare lo stress nel nome del divertimento di migliaia di persone. Vabbeh.. inutile puntare il dito se poi ci vado. Era comunque spettacolare e se aiuta ad entusismare e creare maggiore conoscenza e rispetto del mondo marino da parte della gente ... chissá.
Insomma, questo e molto di piú é stato il nostro weekend a Dubai, una cittá perfetta se presa in piccole dosi. Un pó di distrazione, un barca di soldi che bruciano facilmente di ora in ora, glamour e paillettes, per ritornare ed essere contenti di vivere in questo santuario tranquillo che é la cittadella di Muscat.
mercoledì 16 dicembre 2009
Ancora realtá diverse...
Oggi alla SPA conversando con l’estetista Tailandese.
Parla di circa 200 Riali al mese. Capisco che é quello che piú o meno guadagna qui, cosí una parte la puó spedire a casa alla famiglia, una parte la usa per ripagare il costoso visto che ha pagato allo sponsor per il privilegio di un impiego qui e una minuscola parte per vivere qui. É qui da 3 anni. Non é la prima persona del continente sud asiatico con cui scambio questo tipo di conversazione e non é la sola in questo tipo di situazione.
lunedì 7 dicembre 2009
Realta' diverse
Il problema e’ che tenere il blog aggiornato prende un po’ di tempo e farlo sia in Inglese che in Italiano ancora di piu’. Aggiungi il fatto che dalle statistiche non mi sembra ci siano molti abbonati alla versione Italiana ed ecco che l’ispirazione se n’é bella che andata.
Visto gli aggiornamenti sporadici vi consiglio una cosa: iscrivetevi agli RSS. E’ un sistema di monitoraggio che vi allerta con un’email quando un nuovo articolo e’ stato pubblicato sul blog: vi salva dal fare avanti e indietro per vedere se c’e qualcosa di nuovo.
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Passando ad altro. Recentemente meditavo sullo stile di vita che conduciamo qui in medio oriente e proprio ieri nel notare un bar stiloso negli Stati Uniti in TV mi sono resa conto di come sia diversa la vita nel mondo occidentale.
Mi riferisco a cose del tipo:
- vivere 365 giorni l’anno in magliettina e calzoncini
- non avere la necessitá di lavorare (se non per passare il tempo) mentre le fortune continuano ad accumularsi (esentasse) su un conto in banca (ok la mia e’ una posizione piuttosto privilegiata)
- non doversi preoccupare di pulire la casa o lavare la macchina
- non sentirsi obbligati a rimettere il carrello a posto all’entrata del supermercato, anzi addirittura sentirsi a posto con la coscienza nel non farlo, perché per lo meno assicura il lavoro a qualcuno
Sembrano stupidaggini ma quando ti ci abitui...
OK scherzi a parte ci sono alcuni punti su cui riflettere; e il solo atto di rifletterci suppongo che significhi che non abbia totalmente perso la mia sanitá mentale.
Una circolare dal lavoro di S. ieri mi ha fatto riflettere su un altro punto importante. Mi rendo conto che su un numero di fronti (piú per una questione pratica che per altro) la vita degli emigrati quí é spesso vissuta ai margini della legalitá per motivi che considereremmo piccolezze o a causa di situazioni che non si presenterebbero in occidente e che non mi metto a spiegare qui per ovvie ragioni.
Mi rendo conto che in realta’ si é in molti sulla stessa barca ma in qualche modo questa consapevolezza mi ricorda che vivere qui non e’ una condizione garantita e che il permesso di soggiornare nel “paese delle meraviglie” puó essere ritirato in men che non si dica, con o senza motivazioni eclatanti.
Insomma viviamo in una bolla di sapone ed é incredibile in quanti, per il privilegio di vivere in questa bolla, siamo disposti ad accettare una serie di compromessi che ovviamente non pesano eccessivamente sulle nostre esistenze (quelli a cui pesa se ne vanno ... lamentandosi estensivamente e inutilmente perché non riescono ad accettare il fatto che per godersi tutto il resto é necessario cedere a quei compromessi, non ultimo la rinuncia al concetto di giustizia come lo concepiamo noi; non per dire che in occidente funzioni meglio a livello pratico; ma questo é un altro argomento).
Riflettendoci mi rendo conto che il motivo x cui i compromessi sono accettabili per molti é che la maggior parte delle regole e restrizioni non sono poi esercitate in maniera troppo rigida e per questo motivo un gran numero di occidentali che vivono qui, nonostante le regole peculiari, si ritrovano a farla franca su un numero di fronti (entro certi limiti che vanno ponderati).
Se il concetto vi sembra strano provate a pensare che stiamo parlando di un paese dove ti mettono dentro se passi col rosso, se guidi sulla corsia d’emergenza per snobbare il traffico o se alzi il dito per far presente all’idiota dell’auto affianco cosa ne pensi di lui (o di lei) quando ti taglia la strada facendoti rischiare la vita (immaginate che prigioni strapiene ci sarebbero nel nostro paese??). Un paese dove telefoni, giornali, tv, internet e altri media sono debitamente filtrati e in qualche modo (a volte anche in maniera convenientemente poco efficiente) censurati. Un paese dove é illegale usare walkie talkie (?), parlare su Skype (apparentemente il mese scorso hanno arrestano qualche centinaio di persone proprio per questo) o trasportare sostanze alcoliche in giro se non per portarle dal negozio in cui sono state comprate fino a casa...
Immagino che se improvvisamente le cose dovessero cambiare e tutto dovesse diventare piú rigido ci sarebbere un esodo incredibile. Per il momento é possibile adattarsi e chiudere un occhio o due...
Questo é quello che intendo quando penso alla realtá bizzarra in cui viviamo e a come sia surreale che nonstante ció la vita di tutti i giorni mi sembri in fondo cosí incredibilmente... “normale”. É il lavoro silenzioso dello “spirito di adattamento”; il frutto di un raccolto concimato con una vita all’estero.
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