lunedì 8 marzo 2010

Al Khaluf - traversata del deserto e dune bianchissime

Sono seduta posto passeggero di un comodo 4x4.

La bocca leggermente aperta, occhi sgranati dietro gli occhiali da sole che mi proteggono dall'abbaglio del sole; continuo a ripetere la stessa frase,  più e più volte: "wow, è incredibile. Wow .. wow .. wow ".

Sono esaltata come un bambino all'entrata del luna park.

Mi lancio fuori e comincio a saltare su e giu' per le dune bianche ...scottandomi anche un po' sotto il sole.

E 'il nostro terzo e ultimo giorno del lungo week-end trascorso attraversando il deserto all'avventura in stile Indiana Jones. Piu' o meno sapevo cosa aspettarmi alla fine della corsa avendo visto alcune foto online, ma vedere lo spettacolo delle dune di zucchero dal vivo è un'esperienza speciale.

Poi con tutte le deviazioni che abbiamo avuto in rotta non ero più sicura se

saremmo riusciti a raggiungere questo posto da sogno.

La nostra avventura e' cominciata come prestabilito con una notte all'Al Raha, uno dei Desert Camps nel Wahiba Sands. Lo scopo era di guadagnare tempo la mattina dopo ma come in tutte le avventure c'e' l'elemento  dell'imprevisto.

Ci avviamo sulle dune. Siamo in 5 auto; 3 giorni dopo ritorniamo con granelli di sabbia di ogni colore, forma e misua  accumulati in ogni angolo del corpo, delle macchine e dei vestiti.

La polvere copre corpo e capelli come polverina argentata spruzzata qua' e la' a caso in preparazione per una festa in maschera. Ne e' valsa comunque la pena. 

E 'difficile spiegare esattamente quanto siano divertenti questo tipo di uscite fuori porta. Le foto non sono mai abbastanza per trasmettere il vero senso di avventura e lo stupore nell'arrivare in nuovi angoli di paradiso per la prima volta.

Una traversata del deserto e' una traversata del deserto: sempre piena di sorprese. Insabbiarsi con la macchina e' all'ordine del giorno e fa parte del divertimento (anche se devo ammettere con un pizzico d'orgoglio d'esser stata l'unica a non insabbiarsi). Ho fatto fatica a reprimere il mio ghigno maligno quando S. ha preso il volante e 2 minuti dopo si e' incartato.  :-P

Tra gli eventi da menzionare durante l'attraversamento del deserto posso citare il salto acrobatico del Mitsubishi Pajero di un nostro amico che in cima alla duna si e' staccato dal suolo per abbattercisi di nuovo con violenza sconcertante facendo volare tutto il contenuto delle loro borse frigo (carne, uova, insalate Tortilla e vattelapesca)  e rovesciando gran parte del carburante di riserva all'interno della loro vettura costringendoli a proseguire il viaggio accompagnati da un pungente odore di benzina e pezzi di cibo spiaccicati al parabrezza. 

Seguendo la scena dalla nostra auto che seguiva in carovana, per un secondo ho trattenuto il respiro temendo che si stessero per accappottare. Una volta fermi, quando la mia amica e' uscita dall'auto, un po' scioccata (era la loro prima esperienza di vero "dune bashing"/desert-crossing) e con le gambe ancora un po' tremolanti le sue prime parole sono state le seguenti:

"Ho visto qualcosa di bianchiccio e morbido volare in aria. Mi ha sfiorato il viso e si e'spiaccicato sul parabrezza. Gli occhiali da sole sono volati dalla mia faccia e per un attimo mi sono chiesta se quella roba molle sul parabrezza fosse in realtà un pezzo del mio cervello ".

Tutto quello che posso dire è che visto dal comfort del  nostro 4x4 il salto e' stato piuttosto spettacolare.

Per fortuna in quel momento il loro cane era nella nostra auto.

Un altro evento che ha fatto quasi saltare il resto della gita è stato il Range Rover dei nostri amici che diventando un po' lunatico ha minacciato di lasciarli in panne nel bel mezzo del mare di sabbia. Visti i problemi abbiamo deciso di metter su le tende e passare la notte avvolti dalla quiete totale del deserto leggermente prima del punto precedentemente pianificato. Abbiamo pensato che l'auto avesse bisogno di un po' di riposo.

Il giorno seguente non è iniziato bene: la ventola del radiatore aveva smesso i funzionare, il motore continuava a surriscaldarsi e a perdere potenza. Siamo rimasti con il cuore in gola mentre tutti cercavano di capire la causa del problema e trovare la soluzione. 

Finalmente uno degli uomini con un lampo di genio trova la fonte del problema: la spazzolina attorno alla ventola si era sciolta con il calore del motore fondendosi con la ventola e bloccandola. 

Nonostante la ventola avesse cominciato di nuovo a funzionare il motore continuava a perder colpi. Revisionando il tragitto programmato una delle nostre macchine ha trainato il Range Rover fino alla pista beduina piu' vicina, nel caso in cui avessimo bisogno di un carro attrezzi per riportarla al mondo civilizzato. Abbiamo continuato lungo la pista verso la destinazione in programma.

Per qualche motivo, dopo 40 minuti di rimorchio l'auto lunatica ha deciso che era giunto il momento di rivelare il pesce d'aprile anticipato e ha iniziato a funzionare di nuovo come se nulla fosse accaduto .... S. ha una teoria esplicativa su tutta la faccenda ma non sto qui ad annoiarvi con della meccanica d'officina.

Anche se con estremo ritardo sul nostro programma di viaggio abbiamo proseguito verso la meta prestabilita. Avendo ormai perso l'opportunita' di attraversare un pezzo di costa con la bassa marea gia' passata, abbiamo scelto un percorso alternativo e abbiamo raggiunto la spiaggia dove avevamo programmato di passare la notte in tenda.

O meglio, quasi... 

Raggiunto un promontorio lungo la costa dove non sembrava esserci passaggio convinti che dovessimo aspettare la bassa marea per attraversarlo ci siamo fermati e abbiamo messo su campo (beh.. non prima di passare una buona mezz'ora a discutere su quale fosse il punto piu' idoneo della spiaggia per metter su tenda...). Ormai, dopo le mille fermate e le ore passate in macchina ne avevamo un po' tutti fin sopra i capelli.

Così ci siamo accampati lì sulla prima spiaggia. Mentre il paradiso era letteralmente dietro l'angolo.

La conferma e' arrivata la mattina seguente.

Non che il posto in cui ci siamo fermati avesse nulla di cui lamentarsi, ma 5 minuti piu' avanti si estendeva una spiaggia di sabbia bianca finissima ininterrotta per chilometri; incorniciata dal mare da un alto e da un deserto di infinite dune di un bianco accecante dall'altro.

Di mattinata, mentre gli altri si sono rincamminati verso Muscat noi e un paio di amici abbiamo deciso di intrattenerci un po' piu' a lungo ed esplorare la zona.

E' allora che abbiamo trovato la strada giusta per circumnavigare il promontorio e abbiamo scoperto le "dune di zucchero".


Dopo centinaia di scatti ci siamo avviati verso la strada del ritorno concludendo cosi' un altro weekend all'insegna del divertimento!

domenica 21 febbraio 2010

E questo e' il mio vino.....

In qualitá di residenti é possible ottenere una “licenza” o libretto per l’acquisto personale di Alchool. Eh si, non dobbiamo rinunciuare all’alcohol per vivere in paradiso. Ovviamente noi ce l’abbiamo.
Ogni mese disponiamo di un “budget” allocato in base al salario e scelta personale che ci permette di rifornire la nostra “cantina” (un angolo della sala da pranzo!)

Cosi’ recentemente S. ha fatto il solito viaggetto all’enoteca locale.

Di ritorno tra le varie bottiglie ne sfoggiava una di vino Italiano da lui descritto come piuttosto economico: “voglio provarlo” mi ha detto con entusiasmo (probabilmente pensando che si trattasse di un raro tesoro).

Ho buttato l’occhio sull’etichetta della bottiglia e sono scoppiata a ridere.





Ma che ve lo dico a fare? Non mandate il marito Inglese ad acquistare vino Italiano.

Praticamente é marsala. Lo uso per cucinare, andro' all'inferno?

lunedì 1 febbraio 2010

Sicurezza sul lavoro...

Pubblico la foto del giorno. Non ha bisogno di molte spiegazioni. E’ la scenetta che mi sono ritrovata davanti buttando lo sguardo su un cantiere per la costruzione di una villa in loco. Scene purtroppo non infrequenti.


Nel caso non fosse proprio chiaro dalla foto ecco i dettagli di quello che é ritratto:
  • Vedete un manovale fare delle acrobazie a circa 20 metri da terra allungandosi al di lá dell’impalcatura per proteggere una finestra in fase di verniciatura
  • Suddetto uomo non solo non indossa nessun tipo di scarpa con punta in ferro, é addirittura scalzo! Oggi invece l’ho visto sulla stessa impalcatura in ciabatte da mare (non scherzo)
  • Ogni piano dell’impalcatura consiste di una singola palanca sbilenca su cui gli operai si bilanciano come scimmie mentre le mani sono impegnate dagli arnesi
  • Gli operai salgono e scendono di livello arrampicandosi sullo scheletro di ferro
  • L’elmetto protettivo, se mai provvisto, é stato probabilmente adibito a cestino del pane tuttavia notare la cura e attenzione poste nell'abbinare il copricapo per la protezione dal sole con l'arancione della magliettina.
Non ho parole.

domenica 24 gennaio 2010

Il 2010

Questo mese e’ stato piuttosto calmo sul fronte del lavoro ma in compenso le attivitá mondane e altri impegni si sono moltiplicati.

Tra le ultime novitá si aggiungono i miei ultimi progetti di studio (si finalmente mi rimetto sui libri dopo parcchio ponderare). Avevo fatto domanda ad un corso di studi a distanza con la University of London alla fine della scorsa estate. Dopo aver impiegato uno sforzo incredibile per far recapitare tutta la documentazione ed aver aspettato mesi per la loro delibera per sapere se mi avrebbero riservato un posto mi hanno risposto con una deludente offerta condizionata all’acquisizione di una qualifica di matematica dal curriculum di istruzione britannico che avrebbe aggiunto un altro anno di ritardo prima dell’inizio del vero e proprio curriculum accademico. Leggermente scoraggiata ma pur sempre testarda ho fatto quindi ulteriori ricerche e ho finito per far domanda all’Universitá di Portsmouth che finalmente mi ha fatto un’offerta senza condizioni speciali e che, riconoscendo i miei studi precedenti mi da la possibilitá di completare la mia laurea in Computer e Sistemi Informatici nel giro di 2 anni.

Cosí dai primi di Febbraio mi ritroveró ingolfata tra libri, lezioni online, esami (al British Council locale) e spese universitarie proibitive... Purtroppo fare il corso al di fuori dell’Unione Europea ha i suoi svantaggi economici; d’altro canto peró avró la possibilitá di seguire le mie lezioni dal mio laptop nella tranquillitá del mio giardino o di studiare quei tomi pieni di equazioni e diavolerie informatiche accarezzata dalla leggera brezza marina... anche in pieno inverno.
Sto giá vendo problemi tecnici con la formalizzazione della mia iscrizione online quindi staremo a vedere..

Tra gli altri progetti c’é anche un corso di apnea la cui data purtroppo é in perfetta collisione con l’inizio del programma universitario (ma che cavolo ne sapevo io quando mi sono iscritta?), quindi iniziamo proprio bene. Dal 4 al 12 Febbraio saremo ad Abu Dhabi per il suddetto corso che ci vedrá ficcare la faccia sott’acqua e trattenere il respiro il piú a lungo possibile, nuotare il piú distante possibile alimentati da una sola boccata d’aria e raggiungere profonditá di 16 metri per la certificazione AIDA due stelle e 24 metri per i tre stelle sempre con una sola boccata d’aria. Ancora non ho capito come ci riusciró ma sono curiosa di vedere che tecniche mi insegneranno per superare il mio attuale “record” di trattenuta respiro di 45 secondi sul divano di casa e 40 secondi con la testa sommersa nelle fredde acque marine del periodo invernale (ridotti a miseri 15 secondi se mi agito senza grazia per toccare il fondo di appena 2 metri!). Certo che ne ho di strada da percorrere ma in compenso mi ritroveró con un paio di fighissime pinne infinite.

Un altro progetto del mese entrante invece, che tuttavia non é ancora confermato perché ci serve un altro pazzo partecipante, vedrá calarci nelle viscere di una montagna giú per un centinaio di metri previo adderstramento e test fisico a cui ci sottorporrá la compagnia organizzatrice del tutto...

Tra le altre cose questa settimana siamo anche stati ad un workshop di scrittura creativa (riusciró mai a cimentare il mio sogno da bambina e sfornare un libro?), ho iniziato a fare Hatha Yoga 3 volte a settimana (che mi rilassa molto) e ogni tanto quando ho tempo a casa mi diletto con nuove invenzioni culinarie.

Naturalmente essendo inverno gli appuntamenti sociali, feste e cene varie si moltiplicano.

Ah e stasera iniziamo lezioni di Salsa e danze latino americane.

Insomma tra hobby, sogni da rincorrere e nuove sfide, ci teniamo piuttosto impegnati e ogni tanto trovo anche un pó di tempo per lavorare.

sabato 9 gennaio 2010

36 ore a Dubai

Salta  in auto, guida verso nord – nord ovest per circa 4 ore – 4 ore e ½ e ti ritrovi in questo groviglio di grattacieli (tra cui si enumera il grattacielo piu’ alto del mondo aperto la settimana scorsa), edifici in costruzione, centri commerciali che richiedono un livello di fitness non indifferente per essere esplorati, acquari sproporzionatamente grandi tra cui uno contenente uno squalo balena (!!?!), piste da sci all’interno di centri commerciali; chi piu’ ne ha piu’ ne metta: insomma siamo arrivati a Dubai per il weekend.

Si Dubai é cosi’, la citta’ delle meraviglie dove tutto é possibile (o almeno lo era fino alla recente batosta economica che l’ha vista svendersi meta’ del capitale per risollevarsi dall’orlo della bancarotta...). Eppure nonostante le difficolta’ economiche (che a mio parere l’hanno resa piu’ attraente visto che si e’ svuotata un po’ e si gira meglio in citta’) Dubai e’ proprio divertente.

Non e’ la prima volta che ci andiamo; in realta’ e’ la meta preferita degli expats di Muscat che hanno bisogno di qualche diversivo e di fare un po’ di shopping. Quindi ci si va ogni quache mese a bruciare denari nei mille ristoranti chic e a spendere e spandere negli enormi centri commerciali. Questa volta pero’ é stata un po’ diversa perche’ invece di perderci solamente dietro i negozi abbiamo anche fatto un po’ i turisti.

Il Burj Khalifa (recentemente cosi’ rinominato anche se ancora tutti lo chiamano Burj Dubai, forse dopo l’acquisto di uno degli altri Emirati che hanno aperto le tasche per aiutare la cadente Dubai?), il grattacielo piu’ alto del mondo, ha aperto solo pochi giorni fa cosi’ quella e’ stata una delle nostre mete. Avremo fatto due o tre ore di coda divise in due giorni tra l’acquisto del biglietto e il tragitto per raggiungere gli ascensori che in meno di un minuto ti portano ad oltre 600m di altezza, ma ne e’ valsa la pena. La vista dalla “viewing platform” o dal “at the top” come definita ufficialmente in marketing, e’ spettacolare.

Si parte dal Dubai Mall (credo il centro commerciale piu’ grande di Dubai) adiacente alla torre.

Devo dire che Dubai Mall, con i suoi oltre 1000 negozi e uno spazio commerciale megalitico da avermi procurato un enorme mal di schiena per le ore che ho camminato, e’ uno dei miei preferiti. All’interno c’e anche un acquario sproporzionatamente grande dove si possono anche fare immersioni con gli suqali. Tutto normale, questa e’ Dubai! Cosi’ mentre si passeggia di negozio in negozio se uno si annoia di guardare le vetrine puo’ tirare su il naso e guardare pesci, corallo e subacquei all’interno di quest’enorme vasca di vetro (piu’ volte io e S. passandoci davanti abbiamo ipotetizzato sull’improbabile scena di onde giganti e squali sguazzanti nel caso in cui la vasca dovesse rompersi; uno dei tanti pensieri che sono sicura ha sfiorato la tensta di molti).

All’ora di pranzo e’ ora di fermarsi per riforcillarsi. Questa volta abbiamo scelto un baretto con i tavolini al fresco.. ah le temperature divine di Gennaio! Cosi’ mentre me ne sto beatamente seduta a mangiare una deliziosa quiche porri e formaggio si sente un boato enorme. Ecco qui... forse un attentato? Macché sono le fontane... enromi che hanno iniziato a sparare chissa’ quante tonnellate d’acqua verso il cielo! Spettacolare. Resto seduta a godermi lo spettacolo mentre tutti corrono a fare 10,000 foto (marito incluso!).

Di mattina abbiamo fatto un “salto” sul The Palm (quella serie di isole e penisole artificialmente create a forma di palma sul mare), la forma si vede solo dall’alto ma... ancora una volta é Dubai, bisogna sempre fare le cose diversamente.
Sulla “Palma” ci siamo diretti all’Atlantis, l’enorme hotel architettato a forma di uno dei castelli fantastici di Disney o una cosa cosí. Anche lí c’eravamo giá stati, ma solo al parco marino, con scivoli, piscine e divertimenti vari. Ancora non avevamo visto l’enorme acquario che ospita una marea di pesci e altre creature marine spettacolari e anche ... uno suqlo balena! Un po’ triste devo dire vedere un animale migratore cosi’ grande “in scatola” ma devo dire che la suddetta “scatola” é piuttosto enorme...da permettergli di girare in tondo ad una certa velocitá! Mi dicono che quando cresce lo liberano in mare... hmmm.. non oso immaginare lo stress nel nome del divertimento di migliaia di persone. Vabbeh.. inutile puntare il dito se poi ci vado. Era comunque spettacolare e se aiuta ad entusismare e creare maggiore conoscenza e rispetto del mondo marino da parte della gente ... chissá.

Insomma, questo e molto di piú é stato il nostro weekend a Dubai, una cittá perfetta se presa in piccole dosi. Un pó di distrazione, un barca di soldi che bruciano facilmente di ora in ora, glamour e paillettes, per ritornare ed essere contenti di vivere in questo santuario tranquillo che é la cittadella di Muscat.

mercoledì 16 dicembre 2009

Ancora realtá diverse...

Riprendendo il discorso delle realtá diverse...


Oggi alla SPA conversando con l’estetista Tailandese.

- Io: torni in Tailandia il prossimo anno? Per sempre?
- Lei: non lo so. Chi lo sa. Ho un figlio li.
- Io: oh, un figlio. Quanti anni ha?
- Lei: 10 anni. Non parla.
- Io: non parla?
- Lei: no sta iniziando adesso.

Non mi sa spiegare esattamente con il suo inglese quale sia esattamente il problema. Cerco di immaginare la realtá di questo bambino ma non riesco.

- Io: dev’essere difficile vivere qui con un figlio li.
- Lei: ho anche una figlia di 13 anni. Quando é finita con mio marito sono duvuta venire qui per guadagnare di piú. Li si guadagnano solo 50 Riali. Non bastano.
- Io: 50 Riali al mese? (é l’equivalente di circa 100 Euro)
- Lei: si.

Chissa che pensavo, al giorno?

Parla di circa 200 Riali al mese. Capisco che é quello che piú o meno guadagna qui, cosí una parte la puó spedire a casa alla famiglia, una parte la usa per ripagare il costoso visto che ha pagato allo sponsor per il privilegio di un impiego qui e una minuscola parte per vivere qui. É qui da 3 anni. Non é la prima persona del continente sud asiatico con cui scambio questo tipo di conversazione e non é la sola in questo tipo di situazione.
Ieri, parlando con un’altra persona esce fuori questa storia che preferisco mantenere anonima.

Ero con un’amica quando scopre un paio di chiamate perse. Mi confida che era la ragazza delle pulizie (X). Si sorprende perché non é il suo normale giorno di lavoro. Immaginando che sia successo qualcosa la mia amica (Y) ritorna la chiamata davanti a me chiedendosi che cosa possa esser successo.

- X: pronto Signora.
- Y: Ciao come va? Ho visto solo ora la tua chiamata.
- X: Signora (col tempo ci si abituata a sentirsi chiamare cosí da chicchessia che s’improvvisi personale di servizio); Ho un problema.
- Y: Si, ti ascolto.
- X: Mio padre é morto nel mio paese.
- Y: Oh mi dispiace....
- X: Non andró nel mio paese ma ho un problema. (Pausa). Ho bisogno di soldi..
- Y: ... silenzio (questa ancora non le era capitata)
- X: ho bisogno di un prestito
- Y: di che cifra stiamo parlando?
- X: (esita un pó) 150 Riali. Se me li puó anticipare. Io continueró a lavorare...
- Y: (Esita) OK. Ci devo pensare. Ti richiamo piú tardi.

“Questa é proprio difficile” mi dice. “La conosco da appena un mese, arrivata in sostituzione della tizia precedente che é tornata nel suo paese”.

Vuole crederle ma ci sono una marea di persone qui in situazioni difficili, a volte con l’acqua alla gola, strozzinate da presunti datori di lavoro che hanno procurato loro un visto piú o meno illegale a costi per loro proibitivi e sottraendo loro il passaporto affinché non spariscano senza pagare.

Piú tardi le manda un messaggio dicendo che ne parleranno insieme il giorno dopo, quando sará a casa.

Oggi le ha anticipato il pagamento di questo mese ma si é fermata li. Ha fatto un paio di domande sul decesso e a cosa servissero i soldi visto che non puó partire per i funerali (solito problema con i visti e passaporto sottratto fino al ripagamento dei “debiti”).

Si confida con me e mi dice: “Queste sono situazioni difficili. La coscienza morde ma le truffe piú grandi purtroppo si fondano sul buon cuore delle persone”. Dopo di che aggiunge: “Poi quando ci penso mi rendo conto che stiamo giá prendendo un numero di rischi solamente nel darle un lavoro”.

Ancora realtá diverse...

lunedì 7 dicembre 2009

Realta' diverse

Avrete notato gli aggiornamenti sporadici del blog in Italiano ma comincio a dubitare se sia il caso di continuare ad aggiornarlo.

Il problema e’ che tenere il blog aggiornato prende un po’ di tempo e farlo sia in Inglese che in Italiano ancora di piu’. Aggiungi il fatto che dalle statistiche non mi sembra ci siano molti abbonati alla versione Italiana ed ecco che l’ispirazione se n’é bella che andata.
Visto gli aggiornamenti sporadici vi consiglio una cosa: iscrivetevi agli RSS. E’ un sistema di monitoraggio che vi allerta con un’email quando un nuovo articolo e’ stato pubblicato sul blog: vi salva dal fare avanti e indietro per vedere se c’e qualcosa di nuovo.

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Passando ad altro. Recentemente meditavo sullo stile di vita che conduciamo qui in medio oriente e proprio ieri nel notare un bar stiloso negli Stati Uniti in TV mi sono resa conto di come sia diversa la vita nel mondo occidentale.
O meglio l’ho sempre saputo ma improvvisamente mi sono resa conto di COME la nostra vita sia completamente diversa rispetto a quella che conducevamo poco piu’ di un anno fa e di come ci siamo assuefatti a questa esistenza. Se ripenso alla vita che conducevamo a Londra mi rendo conto che e’ cosi’ rimossa dalla realta’ in cui viviamo oggi; eppure, mentre un anno fa appena arrivati tutto era novita’ e avventura adesso tutto mi sembra normale, sa molto di casa.
Ed é questa sensazione che mi spaventa un po’ perché quando mi soffermo a pensarci in realtá mi rendo conto che non é per niente “normale” ma mi ci sto attaccando con tutta l’anima e se domani qualcuno dovesse venire e dirmi “buongiorno, il sogno é finito, si torna alla realtá” farei una fatica incredibile a riabituarmi.

Mi riferisco a cose del tipo:
  • vivere 365 giorni l’anno in magliettina e calzoncini
  • non avere la necessitá di lavorare (se non per passare il tempo) mentre le fortune continuano ad accumularsi (esentasse) su un conto in banca (ok la mia e’ una posizione piuttosto privilegiata)
  • non doversi preoccupare di pulire la casa o lavare la macchina
  • non sentirsi obbligati a rimettere il carrello a posto all’entrata del supermercato, anzi addirittura sentirsi a posto con la coscienza nel non farlo, perché per lo meno assicura il lavoro a qualcuno

Sembrano stupidaggini ma quando ti ci abitui...

OK scherzi a parte ci sono alcuni punti su cui riflettere; e il solo atto di rifletterci suppongo che significhi che non abbia totalmente perso la mia sanitá mentale.

Una circolare dal lavoro di S. ieri mi ha fatto riflettere su un altro punto importante. Mi rendo conto che su un numero di fronti (piú per una questione pratica che per altro) la vita degli emigrati quí é spesso vissuta ai margini della legalitá per motivi che considereremmo piccolezze o a causa di situazioni che non si presenterebbero in occidente e che non mi metto a spiegare qui per ovvie ragioni.

Mi rendo conto che in realta’ si é in molti sulla stessa barca ma in qualche modo questa consapevolezza mi ricorda che vivere qui non e’ una condizione garantita e che il permesso di soggiornare nel “paese delle meraviglie” puó essere ritirato in men che non si dica, con o senza motivazioni eclatanti.

Insomma viviamo in una bolla di sapone ed é incredibile in quanti, per il privilegio di vivere in questa bolla, siamo disposti ad accettare una serie di compromessi che ovviamente non pesano eccessivamente sulle nostre esistenze (quelli a cui pesa se ne vanno ... lamentandosi estensivamente e inutilmente perché non riescono ad accettare il fatto che per godersi tutto il resto é necessario cedere a quei compromessi, non ultimo la rinuncia al concetto di giustizia come lo concepiamo noi; non per dire che in occidente funzioni meglio a livello pratico; ma questo é un altro argomento).

Riflettendoci mi rendo conto che il motivo x cui i compromessi sono accettabili per molti é che la maggior parte delle regole e restrizioni non sono poi esercitate in maniera troppo rigida e per questo motivo un gran numero di occidentali che vivono qui, nonostante le regole peculiari, si ritrovano a farla franca su un numero di fronti (entro certi limiti che vanno ponderati).

Se il concetto vi sembra strano provate a pensare che stiamo parlando di un paese dove ti mettono dentro se passi col rosso, se guidi sulla corsia d’emergenza per snobbare il traffico o se alzi il dito per far presente all’idiota dell’auto affianco cosa ne pensi di lui (o di lei) quando ti taglia la strada facendoti rischiare la vita (immaginate che prigioni strapiene ci sarebbero nel nostro paese??). Un paese dove telefoni, giornali, tv, internet e altri media sono debitamente filtrati e in qualche modo (a volte anche in maniera convenientemente poco efficiente) censurati. Un paese dove é illegale usare walkie talkie (?), parlare su Skype (apparentemente il mese scorso hanno arrestano qualche centinaio di persone proprio per questo) o trasportare sostanze alcoliche in giro se non per portarle dal negozio in cui sono state comprate fino a casa...

Immagino che se improvvisamente le cose dovessero cambiare e tutto dovesse diventare piú rigido ci sarebbere un esodo incredibile. Per il momento é possibile adattarsi e chiudere un occhio o due...

Questo é quello che intendo quando penso alla realtá bizzarra in cui viviamo e a come sia surreale che nonstante ció la vita di tutti i giorni mi sembri in fondo cosí incredibilmente... “normale”. É il lavoro silenzioso dello “spirito di adattamento”; il frutto di un raccolto concimato con una vita all’estero.
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